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Sogni digitali con social network, notifiche e simboli onirici in un paesaggio surreale notturno

Perché sogniamo WhatsApp, Instagram, TikTok e gli altri social? La neuroscienza risponde

Ultimo aggiornamento: 

9 Giugno 2026

Ieri notte ho sognato WhatsApp…

Nel sogno compariva un messaggio che sembrava importantissimo. Sentivo che dovevo leggerlo a tutti i costi, come se contenesse una risposta che stavo cercando da tempo. Eppure, ogni volta che provavo a concentrarmi sulle parole, il testo cambiava. Le frasi si trasformavano davanti ai miei occhi e il significato continuava a sfuggirmi.

Al risveglio mi è sembrato un sogno piuttosto insolito. Non uso WhatsApp in modo compulsivo e, in generale, non trascorro molte ore sui social network. Perché allora il mio cervello aveva scelto proprio un’applicazione di messaggistica come protagonista del sogno?

La domanda mi ha portata a esplorare alcune delle più recenti ricerche sul sonno e sull’attività onirica. E ho scoperto che non si tratta affatto di un caso isolato. Sempre più persone sognano WhatsApp, Instagram, TikTok, YouTube e altre piattaforme digitali.

Il fenomeno dei social network nei sogni sta attirando l’attenzione di psicologi e neuroscienziati, perché potrebbe raccontarci qualcosa di molto interessante sul modo in cui il cervello elabora le esperienze della vita moderna. Le ricerche più recenti suggeriscono infatti che il confine tra vita online e vita onirica sia molto più sottile di quanto si possa immaginare.

Quando i social network entrano nei sogni

Per secoli i sogni hanno riflesso il mondo in cui vivevano le persone. Nei racconti del passato compaiono lettere, viaggi, mercati, cavalli, case, foreste e incontri con amici o sconosciuti. Il cervello utilizzava gli elementi della vita quotidiana per costruire le sue storie notturne.

Oggi il nostro mondo è cambiato. Una parte importante delle relazioni, delle informazioni e delle emozioni passa attraverso smartphone, social network e applicazioni di messaggistica. Controlliamo notifiche, leggiamo messaggi, guardiamo video, condividiamo contenuti e interagiamo con persone che spesso si trovano a centinaia di chilometri di distanza.

Non sorprende quindi che WhatsApp, Instagram, TikTok, YouTube e Facebook abbiano iniziato a comparire anche nei sogni. Sarebbe quasi strano il contrario.

La questione davvero interessante, però, non è capire perché sogniamo queste piattaforme. La domanda più importante è un’altra: che cosa rappresentano per il nostro cervello?

Perché quando sogniamo WhatsApp, probabilmente non stiamo sognando un’applicazione. Quando sogniamo Instagram, difficilmente il sogno riguarda soltanto un social network. Dietro questi strumenti si nascondono emozioni, relazioni, aspettative, ricordi e bisogni profondamente umani. Ed è proprio questo che le ricerche più recenti stanno cercando di comprendere.

Il cervello sogna ciò che vive?

Per molto tempo i sogni sono stati considerati fenomeni misteriosi, quasi scollegati dalla vita quotidiana. Oggi, però, gran parte della ricerca scientifica racconta una storia diversa.

Una delle teorie più influenti della moderna psicologia del sogno è la Continuity Hypothesis (Ipotesi della Continuità), sviluppata e approfondita nel corso degli anni dallo psicologo tedesco Michael Schredl, ricercatore del Central Institute of Mental Health di Mannheim.

Secondo questa teoria, i sogni non sono eventi casuali generati da un cervello addormentato. Al contrario, tendono a riflettere ciò che viviamo durante la veglia: esperienze, emozioni, preoccupazioni, relazioni, desideri e persino attività apparentemente banali della vita quotidiana.

In altre parole, esiste una continuità tra il mondo diurno e quello notturno.

Schredl ha dedicato decenni allo studio del contenuto dei sogni e ha osservato che gli elementi che compaiono più frequentemente nei sogni sono spesso quelli che occupano maggiormente la nostra attenzione emotiva durante il giorno. Non necessariamente gli eventi più importanti in senso oggettivo, ma quelli che per noi hanno un significato personale.

Questa teoria aiuta a comprendere perché una persona possa sognare un messaggio WhatsApp, una notifica Instagram o un video di TikTok anche se non trascorre ore sui social network. Ciò che conta non è tanto il tempo trascorso online, quanto il valore emotivo che attribuiamo a quell’esperienza.

Un singolo messaggio atteso con ansia può avere un impatto mentale molto maggiore di decine di conversazioni ordinarie.

Negli ultimi anni diverse ricerche hanno rafforzato questa visione. Uno studio pubblicato nel 2018 sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience ha mostrato che le esperienze vissute durante la giornata tendono a essere incorporate nei sogni, spesso in forme modificate o simboliche. I ricercatori hanno osservato che il cervello non si limita a “registrare” gli eventi, ma li rielabora e li combina con ricordi più antichi e contenuti emotivi.

Ecco che si spiegherebbe perché nei sogni un semplice messaggio WhatsApp si trasformi in qualcosa di molto più significativo. Il cervello non sta necessariamente riproducendo un’applicazione, ma sta utilizzando un simbolo familiare per rappresentare un bisogno, una paura, una speranza o una relazione.

Ed è qui che i sogni diventano particolarmente affascinanti.

Perché se la Continuity Hypothesis è corretta, allora i social network non stanno entrando nei sogni perché sono tecnologie moderne. Stanno entrando nei sogni perché sono diventati parte integrante della nostra esperienza umana.

Un secolo fa il cervello poteva utilizzare una lettera per rappresentare una comunicazione attesa. Oggi può utilizzare WhatsApp. Il simbolo cambia, ma il processo psicologico rimane sorprendentemente lo stesso.

I sogni sono un remix della vita reale

Che cosa accade davvero nel nostro cervello mentre sogniamo?

Per anni gli scienziati hanno cercato di rispondere a questa domanda, ma solo recentemente hanno iniziato a comprendere quanto sia stretto il legame tra ciò che viviamo durante il giorno e ciò che accade nel mondo onirico.

Nel 2026 la neuroscienziata italiana Valentina Elce, insieme a un team di ricercatori dell’IMT School for Advanced Studies Lucca, ha pubblicato sulla rivista Communications Psychology uno studio che offre una delle spiegazioni più affascinanti degli ultimi anni.

I ricercatori hanno raccolto e analizzato oltre 3.700 resoconti di sogni ed esperienze quotidiane provenienti da 287 partecipanti. L’obiettivo era capire in che modo gli eventi della vita reale trovino spazio nei sogni. I risultati hanno mostrato che il cervello non funziona semplicemente come una videocamera che registra ciò che accade durante il giorno ma fa qualcosa di molto più creativo.

Prende frammenti di esperienze recenti, li intreccia o sovrappone con ricordi lontani, emozioni personali, preoccupazioni, desideri e aspetti della nostra personalità, trasformandoli in una nuova narrazione. È un po’ come se il cervello lavorasse come un regista e un montatore allo stesso tempo, selezionando scene provenienti da momenti diversi della nostra vita per costruire una storia completamente nuova!

Ecco perché i sogni spesso ci appaiono così strani e allo stesso tempo così familiari.

Un messaggio WhatsApp ricevuto durante la giornata potrebbe trasformarsi nel sogno in una lettera misteriosa. Una conversazione avuta poche ore prima potrebbe mescolarsi a un ricordo dell’infanzia. Una notifica apparentemente insignificante potrebbe assumere un’enorme importanza emotiva.

Secondo lo studio di Elce, i sogni non sono una copia della realtà, ma una sua reinterpretazione. Un processo attraverso il quale il cervello riorganizza esperienze, ricordi ed emozioni, cercando connessioni che spesso sfuggono alla nostra mente cosciente.

Forse è anche per questo che, quando ci svegliamo da un sogno particolarmente intenso, abbiamo la sensazione che ci stia raccontando qualcosa che va ben oltre gli eventi vissuti il giorno prima.

I sogni sono un laboratorio della mente

Se la Continuity Hypothesis suggerisce che i sogni siano collegati alla nostra vita quotidiana, la neuroscienza moderna si spinge ben oltre e cerca di capire che cosa faccia realmente il cervello mentre sogniamo.

Per molti anni si è pensato che il sonno fosse una sorta di stato passivo, una pausa necessaria per recuperare energie. Oggi sappiamo che non è così. Durante la notte il cervello continua a lavorare intensamente e, in alcune fasi del sonno, raggiunge livelli di attività sorprendentemente elevati.

In particolare, durante il sonno REM (Rapid Eye Movement), la fase in cui si verificano i sogni più vividi, si attivano numerose aree cerebrali coinvolte nella memoria, nelle emozioni e nell’elaborazione delle esperienze personali.

Molti neuroscienziati ritengono che i sogni svolgano un ruolo importante nel cosiddetto consolidamento della memoria, il processo attraverso cui il cervello seleziona, organizza e integra le informazioni raccolte durante la giornata. Ma non si tratta di un semplice archivio.

Il cervello sembra comportarsi più come un montatore cinematografico che come un bibliotecario. Smonta frammenti di esperienze, emozioni e ricordi, li combina tra loro e costruisce nuove narrazioni. È per questo che nei sogni possiamo ritrovarci a parlare con una persona del presente in un luogo visitato vent’anni prima, oppure leggere un messaggio WhatsApp che assume significati completamente diversi da quelli della vita reale.

Gli studiosi Jessica Payne e Lynn Nadel, tra i principali ricercatori nel campo del sonno e della memoria, hanno proposto che il cervello utilizzi il sonno per riorganizzare le informazioni emotivamente significative, creando nuove connessioni tra esperienze recenti e ricordi più antichi.

In questa prospettiva, i sogni diventano una sorta di laboratorio mentale. Un luogo sicuro in cui il cervello può sperimentare scenari, elaborare emozioni, simulare situazioni sociali e persino esplorare possibili soluzioni a problemi reali.

Alcuni ricercatori parlano di una vera e propria “simulazione della realtà”. Durante il sogno il cervello crea un ambiente virtuale estremamente realistico, utilizzando gli stessi circuiti neurali che impieghiamo quando siamo svegli. La differenza è che, mentre sogniamo, le regole della logica diventano molto più flessibili.

Questo potrebbe spiegare perché una semplice notifica ricevuta durante il giorno possa trasformarsi, nel sogno, in una storia complessa e ricca di significati emotivi.

Quando sogniamo WhatsApp, Instagram o TikTok, il cervello non sta necessariamente riproducendo ciò che abbiamo fatto online poche ore prima. Piuttosto, potrebbe utilizzare questi elementi come materiali di costruzione per elaborare relazioni, aspettative, paure e desideri che continuano a occupare la nostra mente anche mentre dormiamo.

Ed è proprio questa capacità di trasformare esperienze reali in racconti simbolici che rende i sogni uno degli aspetti più affascinanti e ancora misteriosi della mente umana.

La ricerca che ha cambiato il modo di vedere i sogni

Per decenni gli scienziati hanno cercato di capire in che modo le esperienze della vita quotidiana si trasformino nei sogni. La difficoltà principale era sempre la stessa: i sogni sono soggettivi, frammentati e spesso difficili da ricordare con precisione.

Nel 2026, però, uno studio particolarmente innovativo ha fornito nuove prove a sostegno dell’idea che i sogni siano strettamente collegati alla nostra esperienza di veglia.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Communications Psychology, è stata guidata dalla neuroscienziata Valentina Elce dell’IMT School for Advanced Studies Lucca, insieme a un team internazionale di ricercatori.

Lo studio ha coinvolto 287 partecipanti, che per diverse settimane hanno registrato le proprie esperienze quotidiane e i sogni ricordati al risveglio. In totale i ricercatori hanno raccolto e analizzato oltre 3.700 resoconti, creando uno dei database più dettagliati mai utilizzati per studiare il rapporto tra vita reale e attività onirica. I risultati hanno mostrato qualcosa di estremamente interessante.

I sogni non sono una semplice copia degli eventi vissuti durante il giorno. Il cervello non si limita a “riprodurre” ciò che è accaduto. Piuttosto, seleziona alcuni elementi, li modifica, li combina con ricordi più antichi e li inserisce in nuove narrazioni; In altre parole, il sogno funziona più come un processo creativo che come una registrazione.

Valentina Elce spiega che il cervello, durante il sonno, collega esperienze recenti e ricordi autobiografici, intrecciando elementi provenienti da momenti diversi della nostra vita. Per questo nei sogni possono comparire scene che sembrano illogiche o surreali: una persona che non vediamo da anni può trovarsi accanto a un collega attuale, un luogo dell’infanzia può fondersi con un ambiente di oggi, oppure una semplice notifica sul telefono può assumere un forte significato emotivo.

Per chi sogna WhatsApp, Instagram o TikTok, questa ricerca offre uno spunto particolarmente interessante.

Quando una piattaforma digitale compare in sogno, non è detto che il cervello stia elaborando l’applicazione in sé. Più spesso potrebbe utilizzare quel simbolo per rappresentare una relazione, un’emozione, una preoccupazione o un desiderio che sta cercando di comprendere e integrare.

Lo studio di Valentina Elce contribuisce a rafforzare una visione dei sogni sempre più condivisa dalle neuroscienze: i sogni non sono semplici immagini casuali, ma riflettono il modo in cui il cervello rielabora, organizza e collega le esperienze vissute.

In quest’ottica, non sorprende che i social network compaiano sempre più spesso nei sogni. Non perché il cervello sia interessato alla tecnologia in quanto tale, ma perché una parte sempre più importante delle nostre relazioni, emozioni e interazioni quotidiane si sviluppa ormai attraverso il mondo digitale.

Quando i social diventano incubi

Se i social network sono diventati parte integrante della nostra vita quotidiana, non sorprende che abbiano iniziato a comparire anche nei nostri incubi.

Da tempo gli studiosi sanno che i sogni riflettono spesso le emozioni, le preoccupazioni e le esperienze che viviamo durante il giorno. Oggi, però, una quota crescente di queste esperienze si svolge online. Relazioni, conflitti, ricerca di approvazione, esclusione sociale e persino la costruzione della nostra identità passano sempre più attraverso gli spazi digitali.

Nel 2024 il ricercatore Reza Shabahang della Flinders University, in Australia, insieme a un gruppo internazionale di studiosi, ha pubblicato sulla rivista BMC Psychology uno studio che ha suscitato notevole interesse nel campo della psicologia del sonno. La ricerca ha analizzato per la prima volta in modo sistematico il fenomeno dei Social Media-Related Nightmares, ossia gli incubi legati all’utilizzo dei social media.

La ricerca ha coinvolto 595 adulti e ha evidenziato un dato significativo: le persone maggiormente coinvolte emotivamente nei social media riportavano con maggiore frequenza incubi legati alla propria vita digitale.

I racconti raccolti dai ricercatori presentavano temi ricorrenti. Alcuni partecipanti sognavano di perdere improvvisamente l’accesso ai propri account; altri si trovavano impossibilitati a entrare nei social network, come se una parte importante della loro vita fosse scomparsa. In altri casi comparivano messaggi che non arrivavano mai, contenuti personali pubblicati senza autorizzazione o situazioni di esposizione pubblica vissute con forte ansia e disagio.

A prima vista questi sogni potrebbero sembrare una semplice conseguenza dell’uso delle nuove tecnologie. In realtà riflettono paure ed emozioni profondamente umane. La perdita di un account può simboleggiare il timore di perdere una parte della propria identità sociale; un messaggio che non arriva può richiamare la paura del rifiuto o dell’esclusione; la sensazione di essere osservati online può esprimere il bisogno universale di accettazione e appartenenza.

Secondo Shabahang e i suoi collaboratori, i social network non sono più soltanto strumenti di comunicazione. Per milioni di persone rappresentano spazi in cui costruire relazioni, cercare riconoscimento, condividere esperienze e definire la propria immagine pubblica. Quando questi aspetti assumono una forte rilevanza emotiva, il cervello continua a elaborarli anche durante il sonno.

Forse l’aspetto più interessante emerso dalla ricerca è che gli incubi non stanno cambiando perché è cambiata la natura umana, ma perché è cambiato il contesto in cui viviamo. Un tempo si poteva sognare di smarrire una lettera importante; oggi si può sognare di perdere l’accesso a un profilo online. Cambiano i simboli, ma le emozioni che li alimentano restano sorprendentemente le stesse.

Perché proprio i social network?

A questo punto sorge spontanea una domanda: se il cervello utilizza i sogni per elaborare emozioni, ricordi ed esperienze, perché compaiono così spesso WhatsApp, Instagram, TikTok o Facebook? La risposta è probabilmente molto semplice: perché queste piattaforme fanno ormai parte della nostra vita quotidiana.

Per secoli le relazioni si sono sviluppate attraverso incontri di persona, lettere e conversazioni dirette. Oggi, invece, una parte significativa delle nostre interazioni avviene online. Comunichiamo, condividiamo esperienze, costruiamo relazioni e conserviamo ricordi attraverso applicazioni e social network che accompagnano gran parte delle nostre giornate.

Dal punto di vista del cervello, tuttavia, la tecnologia è solo un mezzo. Ciò che conta davvero sono le emozioni, i bisogni e le esperienze che vi associamo.

Quando in sogno compare WhatsApp, ad esempio, il tema potrebbe riguardare l’attesa di una risposta, il desiderio di contattare qualcuno o la paura di essere ignorati. Instagram potrebbe richiamare il modo in cui ci percepiamo o desideriamo essere percepiti dagli altri. TikTok, con il suo flusso continuo di contenuti, potrebbe riflettere il bisogno di stimoli costanti o la sensazione di essere sommersi da troppe informazioni. Facebook, invece, è spesso associato a ricordi, relazioni del passato e legami che attraversano il tempo.

In altre parole, il cervello non sogna necessariamente l’applicazione in sé, ma il significato che essa assume nella vita della persona.

Del resto, i simboli onirici si sono sempre trasformati insieme alla società. Nell’Ottocento una lettera poteva rappresentare una notizia attesa con ansia; nel Novecento lo stesso ruolo poteva essere svolto da una telefonata. Oggi quella funzione può essere rappresentata da una notifica sullo smartphone.

Cambiano gli strumenti e i simboli, ma le emozioni che essi veicolano restano sorprendentemente simili nel tempo.

Le ricerche sulla continuità tra vita diurna e vita onirica suggeriscono proprio questo: il cervello tende a utilizzare nei sogni persone, luoghi, oggetti e situazioni che fanno parte della nostra esperienza quotidiana. Poiché una quota sempre maggiore della nostra vita si svolge negli ambienti digitali, è naturale che anche i sogni riflettano questa trasformazione.

Forse, quindi, la vera novità non è che sogniamo i social network. La vera novità è che i social network sono diventati uno dei luoghi in cui viviamo una parte significativa delle nostre relazioni, emozioni ed esperienze. E i sogni, come hanno sempre fatto, continuano semplicemente a raccontare il mondo in cui viviamo.

I sogni digitali del futuro

Se i sogni riflettono il mondo in cui viviamo, come saranno quelli delle prossime generazioni?

Fino a pochi anni fa una domanda del genere sarebbe sembrata materia da fantascienza. Oggi, invece, interessa sempre più neuroscienziati, psicologi e studiosi della cultura digitale.

Le ricerche mostrano che il cervello tende a utilizzare nei sogni gli elementi che fanno parte della nostra esperienza quotidiana. In passato potevano comparire lettere, treni, cavalli o telefoni; oggi non è raro sognare smartphone, social network, video online o notifiche.

E probabilmente siamo solo all’inizio di questa trasformazione.

Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, della realtà virtuale e degli ambienti digitali immersivi, il materiale che alimenta la nostra vita mentale si sta ampliando rapidamente. Alcune persone raccontano già di sognare chatbot, assistenti virtuali, avatar digitali o conversazioni con intelligenze artificiali. Per ora si tratta soprattutto di testimonianze individuali, ma è plausibile che questi elementi diventino sempre più presenti nei sogni del futuro.

Dal punto di vista neuroscientifico, però, l’aspetto più importante non è la tecnologia in sé. Come abbiamo visto, il cervello utilizza gli oggetti e gli strumenti della vita quotidiana per rappresentare emozioni, relazioni, desideri e ricordi. Cambiano i simboli, ma i processi psicologici che li generano sembrano rimanere sorprendentemente stabili.

Questa idea richiama anche alcune intuizioni della psicologia analitica di Carl Gustav Jung.

Secondo Jung, nei sogni emergono archetipi universali, modelli profondi della psiche che assumono forme diverse a seconda della cultura e dell’epoca storica. Non abbiamo motivi per pensare che questi archetipi siano cambiati nel XXI secolo. È possibile, però, che si esprimano attraverso simboli nuovi.

Il messaggero che un tempo arrivava a cavallo potrebbe oggi presentarsi sotto forma di una notifica sullo smartphone. La Persona, cioè l’immagine che mostriamo al mondo, potrebbe manifestarsi attraverso un profilo social costruito con cura. L’Ombra, che rappresenta gli aspetti meno conosciuti o meno accettati di noi stessi, potrebbe assumere il volto di un’identità digitale anonima o di un account dietro il quale ci sentiamo più liberi di esprimerci.

Non sappiamo ancora come evolveranno i sogni nell’era dell’intelligenza artificiale. Quello che appare sempre più evidente, però, è che continuano a riflettere l’esperienza umana e i cambiamenti della società.

Se il mondo diventa sempre più digitale, è naturale che anche i sogni incorporino nuovi simboli e nuovi scenari. Ma dietro queste immagini moderne sembrano continuare a vivere le stesse domande che accompagnano l’essere umano da sempre: chi siamo, che cosa desideriamo e quale significato attribuiamo alle nostre relazioni con gli altri.

Questo articolo si basa su ricerche scientifiche pubblicate nel campo della psicologia del sogno, delle neuroscienze del sonno e della memoria. Sebbene la scienza abbia compiuto notevoli progressi nella comprensione dei processi che avvengono durante il sonno, molti aspetti dell’esperienza onirica sono ancora oggetto di studio. Le interpretazioni proposte hanno finalità informative e divulgative e non devono essere considerate strumenti diagnostici o terapeutici.

Studi scientifici

Michael Schredl
Continuity between waking and dreaming: a proposal for a research hypothesis (2003)
Una delle pubblicazioni più influenti sulla Continuity Hypothesis, secondo cui i sogni riflettono esperienze, emozioni e preoccupazioni della vita quotidiana.

Michael Schredl
Continuity between waking life and dreaming: current research and clinical implications (2012)
Aggiornamento delle principali evidenze scientifiche sul legame tra vita diurna e contenuto dei sogni.

Jessica B. Eichenlaub e collaboratori
Incorporation of recent waking-life experiences in dreams correlates with frontal theta activity during REM sleep (2018)
Studio che dimostra come le esperienze recenti vengano incorporate nei sogni durante il sonno REM.

Jessica D. Payne e Lynn Nadel
Sleep, Dreams and Memory Consolidation (2004)
Ricerca sul ruolo del sonno nell’organizzazione dei ricordi e nell’elaborazione delle esperienze emotive

Yuval Nir e Giulio Tononi
Dreaming and the Brain: From Phenomenology to Neurophysiology (2010)
Una delle più autorevoli revisioni sul funzionamento del cervello durante il sogno.

Reza Shabahang e collaboratori
Social Media-Related Nightmare: A Potential Explanation for Poor Sleep Quality and Low Affective Well-Being in the Social Media Era (2024)
Primo studio dedicato agli incubi collegati ai social media e al loro impatto sul benessere psicologico.

Valentina Elce e collaboratori
Dreaming and waking life are linked by memory and personality dynamics (2026)
Ricerca pubblicata su Communications Psychology che ha analizzato oltre 3.700 resoconti di sogni e attività quotidiane, mostrando come il cervello trasformi le esperienze reali in nuove narrazioni oniriche.

Nota dell’autrice

La ricerca sui sogni digitali è ancora agli inizi. Molti studi hanno ormai dimostrato che le esperienze quotidiane influenzano il contenuto dei sogni, ma il modo in cui smartphone, social network e intelligenza artificiale stanno trasformando il nostro immaginario onirico rappresenta una delle frontiere più affascinanti della ricerca contemporanea.